Mangone

MANGONE

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Eugenio Serravalle poeta e scrittore mangonese fa desumere che le origini di Mangone risalgono ad un periodo di molto anteriore alla sua denominazione di borgo.
Nel suo libro "Per la Calabria e per l'Italia" evidenzia che in periodo romano ci fu l'invio di circa 300.000 prigionieri siro-caldaici nel territorio bruzio per pattugliare la Sila , per aver cura delle strade e difendere i presidi che servivano a custodire i pini silani da cui si ricavava il legno pregiato per la costruzione di navi.
Uno di tali presidi stazionava proprio alle sorgenti del fiume Chialico.  In questo luogo sono stati rinvenuti i resti di una stazione militare. Non ci sono altre notizie in epoche successive se non la scoperta,nel 1659, di un atto notarile redatto dal notaio Giovanni Maria Adamo di Carpanzano che accerto' la veridicita' di un fatto successo tra il territorio di Mangone e di Figline in una localita' detta Monte Malo. In questo luogo fu scoperta una grotta nel cui interno vi era uno scheletro con al collo una lamina con scritta gallica che così recitava: "Qui giace Rubichello che cerco' di vendicare la morte del fratello Morducco rimanendo ucciso dalla spada di Giovanni Cala".
La presenza di un numero esiguo di case coloniche nel luogo dove poi sarebbe sorto Mangone risale al 970 d.C., costruite da un certo Valerio Mangoni.
Negli anni successivi le costruzioni aumentarono di numero in quanto numerosi cosentini si rifugiarono nel nascente borgo lasciando la citta' a causa delle continue incursioni saracene.
Nel 975 dopo un'incursione saracena con al comando l'Emiro Albucassimo, la citta' di Cosenza fu distrutta e gli abitanti si riversarono nella quasi totalita' nei territori viciniori appartenenti alla Nobilta' della Citta'.
I nobili Giovanni e Valerio Mangoni si rifugiarono nei territori di appartenenza dando ospitalita' a molti umili abitanti che cercarono riparo.  Il borgo continuo' ad espandersi e nel 986 gli fu dato il nome di Mangone.
Si sono fatte molte supposizione sull'origine del nome Mangone. Le piu' accreditate sono due. La prima e' quella che la famiglia Mangoni ha preso il nome del luogo di loro appartenenza.  Secondo il Padula nome Mangone deriva, appunto, dalla parola latina mangones che significa mercanti di schiavi, mercanti fraudolenti.
Tale tesi e' suffragata da Galeno che cita:"Soleano, un giorno si e l'altro no, batter loro con sferze cosce e natiche, perche' gonfiandosi apparissero piu' grassi". Quindi, quel luogo, prima impervio, era sede di mercemonio di schiavi o di losche tresche che mercanti senza scrupoli effettuarono.
Che sia stata questa attivita' a rendere ricchi e nobili i Mangoni no si sa.
La seconda e' quella che il luogo dove e' sorto il borgo, ha preso il nome dal nobile che possedeva il terreno che ha dato vita al casale. Secondo il Sorrento tale nome deriva da Maurogona, ovvero generazione dei Mauri, che si stanziarono in Calabria all'epoca dei Goti. Di certo si sa che i Mangoni appartennero alla illustre e nobilissima famiglia che per secoli partecipo' alle sorti politico-economiche della citta' di Cosenza.
Nel 1096 con Ruggero, Duca di Calabria, un Giovanni Mangoni partecipo alla prima Crociata e nel 1188 un Valerio Mangoni si unì sotto Guglielmo il Buono alla Crociata che servì per difendere Tirio.
Il terremoto del 1184 distrusse la citta' di Cosenza e non lascio' traccia della Cattedrale.
Dopo la ricostruzione si aspettava il momento propizio per poterla consacrare.
Federico II di Svevia dette loro questa grande opportunita presenziando la consacrazione.
Il suo arrivo a Cosenza avvenuto nel gennaio del 1222 fu accolto con grande giubilo dei cosentini e casalesi.
In questa occasione fu deciso il gonfalone della citta' e quello di appartenenza di tutti i nobili del Sedile di Cosenza.
Quello dei Mangoni fu presentato da Giovanni, canonico e teologo della Casa.
Lo stemma era rappresentato da un campo d'oro con due mani strette dalle quali si elevava un ramo d'ulivo. Le mani simboleggiavano la Fede, il rosso che vestiva le mani il fuoco, la fiamma della Carita' ed il ramo d'ulivo la rigogliosita'. Nel 1539 l'imperatore Carlo V dal ritorno di Algeri il 7 settembre entro nella citta' di Cosenza. Alloggiato a Palazzo Sersale, durante la cerimonia solenne Valerio Mangone , gli dedico' una sua composizione poetica che venne apprezzata molto, tanto da essere eletto Commensale. Nel 1560 il Tribunale della Santa Inquisizione , sotto la guida del frate Valerio Malvicino, passo' in rassegna le comunita' valdesi sopprimendole con una repressione armata.
Il primo centro fu S. Sisto, casale dove viveva un uomo che ebbe i natali a Mangone e che passo' alla storia per le sue gesta: Marco Berardi . Coinvolto e denunciato in questa guerra di religione, fu imprigionato nelle carceri di Cosenza dove fu condannato ad essere torturato e poi bruciato vivo sulla piazza di Cosenza. per diventare poi brigante famosissimo, dominatore della Sila tanto da essere chiamato Re Marcone.                                                                                                           In questo secolo visse anche un'altro personaggio illustre mangonese: Francesco Mauro letterato, edotto latinista e grecista. Eccelso medico. Amico ed estimatore di Tommaso Campanella.  Il nostro paese ospito' Lucio Vitale anch'egli letterato che possedeva una casa a Piede Casale (Mpede) che conserva ancora lo stemma gentilizio. Il 27 marzo, la sera della vigilia delle Palme del 1638 nella Valle del Crati ci fu l'epicentro di un terribile terremoto che lascio il segno nella storia di Cosenza e Casali. Distrusse circa 200 casali procurando 9.000 morti. Mangone con il suo rione S. Stefano conto circa 360 morti di cui 216 solo a Santo Stefano e 144 a Mangone. Per il solo Mangone furono distrutte 306 case e per tale motivo fu esentato a pagare ulteriori gabelle al governo centrale.
Nel 1644 il terzo atto di vendita dei Casali fu caratterizzato dalla ribellione dei casalesi, fino a che Filippo IV riconobbe la demanialita' di Cosenza e Casali.
Tra il 1722 e 1725 si segnalano nel nostro paese due visite del Beato Angelo di Acri. Fu ospitato da Don Andrea Vitale e, alla fine dell'ultima visita, fu eretto un Calvario. Sulla vita di questo pio uomo, dedico' molto della sua vita un suo discepolo: Frate Macario Gambini da Mangone. Nella rivoluzione antifrancese dei contadini del 1806 il nostro comune non rimase inerme. Il Verdier che si trovava a Cosenza, il 5 luglio del 1806 mando' a Mangone, al comando di Deguisans 500 polacchi e 200 patrioti agli ordini di Abbate. Ad essi si unì anche Antonio Rosario Mauro mangonese, infervorato di idee repubblicane. Giunsero a ridosso del paese all'alba e l'assalto fu repentino. Gli abitanti furono colti di sorpresa. Una pioggia di piombo si riverso sulle abitazioni. Il prete suono immediatamente le campane a tocco. L'attacco dei repubblicani fu rigettato da una resistenza strenua, tanto che i francesi furono costretti al ritiro e, nella zona detta Burga di Piano Lago, l'esercito francese ed il popolo di Mangone si scontrarono dando vita ad una cruenta battaglia.
Nel 1830, Nicola Mazzei, di Santo Stefano, chiese la separazione amministrativa di Santo Stefano dal comune di Mangone. Ebbe il consenso dal sindaco di Mangone, Pietro Mazzei mediante delibera. Il Consiglio d' Intendenza espresse parere favorevole ed il 28 ottobre del 1832 venne emesso il Reale Decreto che sancì definitivamente la divisione del rione di Santo Stefano dal comune di Mangone diventando così comune autonomo con amministrazione separata a partire dal lo gennaio del 1833.
Le idee liberali si erano incendiate dopo la venuta dei fratelli Bandiera in Calabria ed ebbero i primi fermenti di insurrezione nel 1847 con i moti di Reggio subito soffocati. Tutto cio' non impedì a molti patrioti cosentini di organizzarsi per rafforzare il nascente movimento rivoluzionario che ebbe il suo culmine nel 1848. In questi moti rivoluzionari preminente fu la partecipazione della famiglia Mauro, in particolare: Giuseppe Mauro, Pasquale Mauro, Ettore Mauro.                                                  Mangone fu anche paese di briganti. Tra i tanti ricordiamo Achille Mauro un sarto che fu capobanda. Un Pasquale Mauro che partecipo in Basilicata a diversi rapimenti e a ricatti nei confronti di ricchi proprietari terrieri. Partecipo' al Rapimento di Giovanni Mauro di Mangone nel 1870. Ma il brigante che lascio' il segno nella storia d'Italia fu Paolo Serravalle.
Nato a Mangone nel 1816, figlio di Giuseppe di professione bracciante, ebbe l'iniziazione al brigantaggio nel settembre del 1843, durante la festa di Santa Liberata che si svolgeva a Santo Stefano , da poco diventato paese autonomo, Dopo anni di carcere a Rossano riuscì ad evadere giunse nel salernitano, poi in provincia di Brindisi ed infine in Basilicata dove la sua fama aumento' a dismisura in Basilicata. Le sue azioni servirono ai notabili del tempo per rendere politica ogni questione che di politica aveva ben poco. Nel 1863 il 20 agosto, trovo la morte nella terra lucana nelle vicinanze di Potenza.
Un altro personaggio illustre mangonese fu Antonio Serravalle, illustre letterato e giurista dell'illustre famiglia Serravalle della quale se ne fa cenno nella Platea.

http://www.comune.mangone.cs.it/

 

 

26.02.2014. Intervista a Lucia Nicoletti Presidente Gal Savuto alla firma delle convenzioni con otto Comuni del territorio. VIDEO.

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