Paterno Calabro
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Nel comune di Paterno Calabro possiamo trovare numerosi beni artistici, culturali e monumentali.
Tra questi possiamo elencare la Chiesa di Santa Barbara (diroccata). Posta all’inizio del paese, nella parte alta del rione “Merendi”, è ormai diroccata. Risale probabilmente al secolo XIV. Dello
splendore originario della chiesa, restano, pressoché inalterati, il portale e la finestra, posta al di
sopra di esso a modo di rosone, entrambi in pietra finemente lavorata. La costruzione è
caratterizzata anche da una torre campanaria a pianta quadrata posta su un lato.
La Chiesa di San Giovanni (diroccata) posta nella parte bassa del paese, è ormai diroccata. Risale
circa al Trecento. La chiesa fu colpita duramente dal terremoto del 1638. I numerosi interventi di restauro e i rimaneggiamenti nel corso del tempo, hanno stravolto le sue linee originarie. Intorno agli anni ’50 fu chiusa al culto perché pericolante. Sotto il pavimento si trova la “Carnara” per il seppellimento dei morti. Situato a circa un chilometro sopra Paterno, l’eremo è stato eretto laddove esisteva un altro più antico luogo di culto ed è, attualmente, la sola testimonianza del primo insediamento abitativo del paese che fu abbandonato perché era una zona calcarea arida e inospitale. La facciata della primitiva chiesa presenta un portale di semplice fattura in pietra tufacea, ma diventa caratteristico poiché è rientrante rispetto al resto della facciata. Sopra il portale vi è una finestra posta a modo di rosone; mentre, in alto, domina un piccolo campanile a vela, mancante delle campane, da tempo asportate. Sul lato sinistro esterno è possibile osservare, fra le altre, una particolare finestra in tufo, appartenente alla costruzione originaria, mentre sulla destra esiste, anche se diroccato, il piccolo monastero. Entrando in chiesa ci si trova in mezzo alle rovine. La chiesa non possiede arredi sacri e finanche l’altare maggiore e i due altari (collocati uno di fronte all’altro sulle pareti di destra e di sinistra) hanno subito gravi danni. Sia l’altare maggiore che quelli secondari sono in muratura e si trovano incorporati alle pareti. La chiesa è costituita da una sola navata.
Sull’altare maggiore si può leggere l’iscrizione: “A.D. MDCCCXXXXVII”
(milleottocentoquarantotto) che non è la data della posa della prima pietra della chiesa, ma quella dell’anno della sua ricostruzione sul sito della chiesa più antica, dedicata a San Marco. Infatti si è venuti a conoscenza che già nel 1827 esisteva un “romitorio” la cui chiesa era corredata da due cellette. Del pulpito rimane la base che ora è pensile, poiché sotto doveva esserci, a reggerlo, un confessionale. Restano le impronte di quattro opere di pittura asportate dalle pareti e di una statua di cui rimane solo la base in muratura. Resta, entrando a sinistra, un affresco, ancora recuperabile, opera del pittore Grandinetti.
La chiesa di tutti i Santi è la chiesa parrocchiale fu edificata, nel rione “Capore”, a cavallo tra i
secoli XIV e XV. Presenta oggi una ristrutturazione barocca, ben lontana dallo stile della prima
costruzione. La chiesa di San Pietro e Paolo risale al Trecento, come minimo.
Colpita in maniera grave dal terremoto del 1854 e successivamente rimaneggiata, la Chiesa di San Pietro e Paolo ha perduto molte delle sue antiche caratteristiche presentandosi oggi
con linee sette ottocentesche frutto dei vari interventi di restauro e di consolidamento.
All’interno è presente una grande quantità di opere d’arte.
Notevole la parte pittorica, realizzata da artisti anonimi,costituita da vari affreschi e dipinti vi sono custodite, inoltre, tre statue lignee del XIX secolo: l’Immacolata, San Pietro, San Paolo, ed un crocifisso.
La chiesa di Santa Maria di Pugliano è situata nei pressi dell’antica stazione romana di “Pugliano”
in territorio di Paterno. La chiesa di Santa Maria Pugliano risale probabilmente al secolo XIV. La
sua nascita è avvolta nella leggenda. Si narra che un giorno fu trovato, in un fitto roveto, il Quadro dell’Assunta e fu portato nella località detta “Macchie”, per collocarlo in una cappella. Il quadro si trasferì prodigiosamente dove era stato scoperto e dove fu costruita, successivamente, la piccola Chiesa.
Il santuario e convento di San Francesco di Paola è la struttura che ha dato e continua a dare gloria e splendore a Paterno. È storicamente certo che l’edificazione della chiesa e dell’antico dormitorio fu avviata dallo stesso San Francesco nel 1472, riutilizzando il preesistente oratorio della confraternita dei Disciplinati, e conclusa circa nel 1483. Il terremoto del 1638 provocò danni ingenti pure al convento; i successivi interventi di restauro hanno modificato la struttura originaria preferendo uno stile barocco al fascino semplice dell’Ordine. La facciata della chiesa è preceduta da un portico diviso in due parti. Quella inferiore presenta due ampie arcate, a tutto sesto su pilastri a sezione rettangolare, che, oltre alla chiesa, danno accesso pure al convento attraverso uno dei bracci del chiostro. La loggia superiore, corrispondente alla cantoria interna, è costituita da una serie di sei arcate in pietra. A fianco del portico si erge la torre campanaria costruita nella seconda metà del Cinquecento e sulla quale è collocato un orologio. Unico elemento superstite del secolo XV è il portale archiacuto, in stile gotico, che rispetta la struttura tradizionale degli ordini mendicanti, in cui si inseriscono piccoli capitelli a crochet. L’arco trionfale a sesto acuto è poggiante su piedritti polistili. Il portale è costituito da una struttura architravata con mensole, su cui poggia una lunetta a sesto acuto. La chiesa è a due navate. L’abside è a pianta quadrata, coperta da volta a crociera costolonata a sesto rialzato. L’interno è da considerare un piccolo museo per il gran numero di opere d’arte ivi custodite, sia tele che statue. Alla fine della navata laterale, si apre a sinistra la
cappella del SS.mo Sacramento, ove si conservano la tela della Madonna del Carmine e un armadio seicentesco nel quale in origine erano custodite le reliquie del Santo. Nell’abside la grandiosa pala dell’Annunciazione, risalente al 1785, è sormontata da una tela molto più piccola raffigurante l’Eterno Padre ed è contornata da altre quattro tele raffiguranti gli apostoli. Opere di pregevole fattura sono da considerarsi il tronetto del presbiterio e la nicchia delle reliquie in noce intarsiato, i confessionali, il coro, il pulpito, il soffitto a cassettoni della sacrestia e il lavabo in pietra del 1786.
Nel presbiterio è conservato l’antico fonte battesimale in pietra tufacea con incisioni del XIII
secolo, proveniente dalla chiesa parrocchiale di S. Giovanni Battista. In fondo alla navata laterale si trova la cappella dedicata a S. Francesco. Nella nicchia si venerano il busto ligneo del Santo e, in apposite teche, le sue reliquie. In convento si conservano altre sacre reliquie della Passione di Gesù Cristo, degli Apostoli, dei Beati dell’Ordine dei Minimi. Nella seconda metà del Cinquecento
l’antico dormitorio fu trasformato in convento. Furono costruiti gli altri due bracci e poco più tardi al braccio parallelo alla chiesa fu aggiunto il secondo piano e fu creato il suggestivo chiostro al quale si accede uscendo dalla sacrestia. Il chiostro, a pianta quadrata, è costituito da sei archi ogivali per lato poggianti su altrettante colonne a base quadrangolare; al centro anticamente venne costruito un pozzo sostituito ora da una vasca con pesci. Nei corridoi del chiostro, da un lato, vi sono 31 lunette con affreschi del Seicento raffiguranti alcuni tra i più celebri prodigi operati da San Francesco a Paterno ed alcuni episodi della sua vita. Dall’altro lato vi sono affrescati busti di religiosi dei Minimi vissuti prima della metà del Seicento. L’elemento di innovazione, all’interno di un impianto che riprende il tradizionale schema dei conventi degli ordini mendicanti, è dato dal refettorio.
E un’ampia sala a pianta rettangolare tramezzata da due file di pilastri a sezione
ottagonale su cui poggiano arcate ribassate, che sorreggono il soffitto rivestito di tavole arabescate.
Sulla parete di fondo, un grandioso affresco dell’Ultima Cena del Cinquecento. Di grande
suggestione è anche l’oratorio, in origine l’antica cella costruita da San Francesco e da lui abitata nel secondo periodo della sua dimora a Paterno. Dopo la sua canonizzazione, questa cella fu trasformata in chiesetta e sull’altare fu affrescata la sua immagine. Dal chiostro parte un piccolo corridoio che mena all’orto conventuale dove si trova la grotta, in cui egli dimorò all’inizio della sua presenza a Paterno. Profonda cinque metri e alta e larga due, in fondo conserva una semplice croce in legno che si vuole lasciata qui dal Santo. Sotto l’odierna cappella del SS.mo Sacramento, con ingresso dalla strada, si trova la fornace utilizzata dal Santo per la cottura delle pietre di calce.
Avendovi compiuto alcuni miracoli, è stata anch’essa trasformata in cappella.
Da annotare ancora i numerosi palazzi gentilizi, con portali in pietra, che caratterizzano le varie
frazioni del paese: palazzo Aloe in contrada Casal di Basso,palazzo Misasi, palazzo Spada in Piazza
Municipio, palazzo Grandinetti, palazzo Marrello, i ruderi di palazzo Curti nel rione Merendi e il
palazzo Terzi attuale sede del Municipio. Di notevole pregio è il palazzo Spada con il suo giardino, che è stato dichiarato monumento nazionale in quanto è una rara testimonianza di complesso ambientale di tipo “floridiano”.
 
http://paternocalabro.asmenet.it/
 

26.02.2014. Intervista a Lucia Nicoletti Presidente Gal Savuto alla firma delle convenzioni con otto Comuni del territorio. VIDEO.

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