Santo Stefano di Rogliano

SANTO STEFANO DI ROGLIANO

E-mail
A Santo Stefano di Rogliano è da sottolineare come patrimonio e attrattiva turistica in primo luogo la miniera, testimonianza storica che si trova in agro del comune di Santo Stefano di Rogliano, in un’area meglio conosciuta col nome di ‘Foresta’ al confine con il territorio di Rogliano e a pochi chilometri dal centro storico posto a ridosso della collina del Tirone.
Il luogo è ameno: un verde e ridente paesaggio fa da cornice ai fabbricati rurali sparsi fra i  castagni secolari, le conifere e le limpide sorgenti d’acqua che costituiscono parte essenziale di una
natura bella e ancora incontaminata. Lasciata la strada asfaltata, per giungere sul posto bisogna percorrere più di un chilometro lungo un vecchio tratturo utilizzato per il passaggio dei muli, che
venivano adoperati per il trasporto del legname e, nel caso specifico, dei pesanti sacchi di materiale estratto destinati ad un primo deposito di Mangone, quindi ad essere smistati (per gli usi del tempo)
presso lo scalo ferroviario di Piano Lago. Il sito è costituito da tre gallerie con singolo accesso. Tre condotti sotterranei (uno è ricolmo d’acqua alla base), parzialmente esplorati, di altezza e larghezza
variabili (2,5 – 3 metri), con più diramazioni interne, dove evidenti appaiono gli strati di carbone misto ad altri minerali e qualche piccola formazione di origine calcarea sulle pareti. La buona
conservazione della cava è dovuta al ‘tappo’ di terra e materiale vegetale venutosi a formare all’imbocco delle gallerie subito dopo l’abbandono (probabilmente all’indomani del secondo conflitto mondiale), che nel tempo ha preservato il complesso degli elementi che costituiscono i tre tunnel. Nelle mappe geologiche la zona in cui ricade il sito minerario viene indicata risalente al Paleozoico (542 milioni – 251 milioni di anni fa), la cosiddetta Era Primaria (un dato importante) con un aspetto stratigrafico del terreno che rientra in una lunga e stretta fascia geografica dissimile per caratteristiche geomorfologiche dai territori confinanti. Di particolare valenza storica possiamo annoverare il Santuario di Santa Liberata. Il santuario è posto sulla sommità del Monte Tirone, dove la tradizione popolare vuole sia stata rinvenuta una reliquia della Santa (osso del braccio sinistro). A seguito del ritrovamento il posto diventa luogo sacro in cui viene edificata una cappella di campagna. Successivamente, nel 1904, essendo la chiesetta diventata inagibile al culto a causa di cedimenti strutturali, viene costruito l’attuale Santuario. La Chiesa, orientata ad est-ovest secondo i canoni religiosi che vogliono la zona absidale  eneralmente disposta ad oriente, ha una monumentale facciata, interamente rivestita in pietra calcarenitica, ed è delimitata alle estremità da due campanili a pianta quadrata, connotati, in prossimità delle campane, da quattro aperture “a bifora”. La parte superiore della facciata è connotata da due nicchie disposte simmetricamente rispetto al rosone centrale polilobato e inquadrate da quattro lesene giganti di ordine ionico. La pianta dell’edificio è di tipo basilicale con tre navate, di cui le laterali più basse rispetto alla principale. L’interno è stato adeguato al gusto barocco attraverso l’uso di gessi, stucchi ed, in alcuni punti, anche della doratura. La navata centrale è coperta da una volta a botte su cui si aprono delle voltine ad unghia in prossimità delle finestre rettangolari alte. Nelle navi laterali, collegate alla principale attraverso delle arcate giganti a tutto sesto impostate su imponenti pilastrature di ordine composito, trovano posto degli altari con tele di Santi, tre per lato, che definiscono una sorta di cappelle coperte da volte a crociera. Dalla navata destra si accede alla casa parrocchiale retrostante, mentre, da quella sinistra, al locale sagrestia, aperto anche verso la zona absidale; qui trovano posto la mensa e l’altare marmoreo policromo con la pala della Santa Titolare. Sull’ingresso principale è ubicata invece la cantoria, simmetricamente opposta al presbiterio. Questo luogo mistico, immerso nel verde dei castagni e circondato sui due lati da filari di acacie, cui si giunge tramite una stradina che dal paese si inerpica lungo il monte, infonde al pellegrino un senso di pace e serenità. Dal piazzale antistante la Chiesa si può ammirare un ampio panorama, che consente allo sguardo di spaziare dalla valle del fiume Savuto a quella del fiume Crati. A partire da sud-est si scorgono il paese di Rogliano, il Monte Reventino, il caseggiato regolare di Martirano Lombardo, con alle spalle il Monte Mancuso, la parte alta di Altilia e Belsito; di fronte si staglia la catena dell’Appennino tirrenico. Proseguendo si vedono la frazione di Vallegiannò, Piano Lago con la sua area industriale e Paterno Calabro con al centro il Convento e il Santuario di S. Francesco di Paola; verso nord, in direzione di Cosenza, lungo la Valle del Crati, si intravede la catena del Pollino e, in prossimità del Santuario, il paese di Mangone, dove spicca la Chiesa di San Giovanni Evangelista. La chiesa di Santa Maria del Soccorso è ubicata nella frazione di Valleggiannò. Costruita nel 1224, presenta una pianta rettangolare ad un’unica navata. Il portale, realizzato nel 1757 da intagliatori locali appartenenti alla scuola roglianese, è scolpito in pietra arenaria. Prima romitorio, solo dal 1224 diventa convento, dove vivono i sette Martiri Francescani dell’Ordine dei Minori che nel 1227 muoiono in Marocco. Tali notizie si evincono da una iscrizione su pietra tufacea che, collocata inizialmente sulla facciata, trova posto ora all’interno per essere protetta dalle intemperie. Nel 1947 la chiesa subisce delle modifiche, vengono aperte due finestre sul lato sud e viene costruita la sagrestia con le relative porte interne per la comunicazione all’altare maggiore e alla cappella del Crocifisso; viene anche rimosso il baldacchino sovrastante l’ingresso. La chiesa Matrice è probabilmente una delle Chiese più antiche del circondario. Si trova in Piazza Mazzei e presenta notevoli difficoltà di identificazione. Da un manoscritto del 1800, in cui viene indicata come chiesa  arrocchiale, si ricava che viene distrutta dal terremoto nel 1638. Per la sua ricostruzione sorgono numerose dispute tra i cittadini che decidono di rifarla nello stesso luogo, ma con l’ingresso principale rivolto verso est. La riedificazione avviene nel XVII sec. (1664) ad opera di maestranze locali con un impianto a navata unica e abside di fondo rettangolare. Sul lato sinistro della navata si trovano una piccola cappella votiva e la sagrestia con una torre campanaria costruita in tempi successivi. La Chiesa, circondata un tempo da un ampio “cimiterio”, presenta una facciata in tufo realizzata dal maestro Alfonso Nicoletti e composta da un finestrone e da due nicchie laterali nelle quali dovevano essere poste le due statue dei Santi protettori: San Lorenzo e Santo Stefano. Nel piazzale antistante la Chiesa si trova una Croce a ricordo della Santa Missione dei Padri Passionisti del 22 giugno 1905.
http://www.santostefano.cs.it/
 

26.02.2014. Intervista a Lucia Nicoletti Presidente Gal Savuto alla firma delle convenzioni con otto Comuni del territorio. VIDEO.

Chi è online

 60 visitatori online

Google traduttore